Il lotto deriva dalla pratica in uso a Genova, nel XVI secolo, che consisteva nello scommettere su cinque, tra 120 nomi di nobili genovesi, che sarebbero stati prescelti tra i membri del Serenissimo Collegio.
A Torino, nel 1674, questa stessa modalita' di gioco prende il nome di "Lotto della zitella", poiche' a ciascun numero
e' abbinato il nome delle ragazze povere ed i proventi del sorteggio vengono distribuiti loro in dote.
Il gioco, in ragione della sua semplicita', si estende ad altre citta' italiane, nonostante i tentativi di proibire le scommesse e le minacce di scomunica. Nel 1731, tuttavia, lo Stato Pontificio ne autorizza l'esercizio, destinandone i proventi al finanziamento di opere architettoniche e di pubblica
utilita', quali la costruzione della Fontana di Trevi e la bonifica delle paludi
pontine.
Le estrazioni dei numeri, col tempo, divengono sempre piu' numerose; da quelle annuali si giunge progressivamente a quelle settimanali, svolte tradizionalmente il sabato. Nel 1863, con l'unita' d'Italia, lo Stato decide di disciplinare il gioco anche ai fini fiscali; inizialmente come sedi
estrazionali, vengono scelte otto citta' d'Italia: Bari, Firenze, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino e Venezia, alle quali, nel 1939, si aggiungono Cagliari e Genova.
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